Chi può praticare e dirsi optometrista, qui e ora?

E’ nata una polemica su chi possa dirsi “optometrista” e possa praticare l’optometria. Si veda qui ad esempio (05/2025).

Cerco di riassumere alcuni punti e argomenti alla base, grazie alle conoscenze che ho sul tema e almeno per evitare la confusione nelle persone meno informate. 

In Italia, il Ministero della Salute ha dichiarato talvolta l’ovvio: optometria non è regolamentata. Una ribadita giurisprudenza italiana (Cassazione) ha precisato che - anche non essendo regolamentata - optometrista è una professione lecita, anche penalmente. Le classificazioni delle occupazioni definiscono uno specifico settore “ottici e ottici optometristi” (Istat 3.2.1.6.1, Italia), “optometrists and ophthalmic opticians” (Esco 2267, Europa) con due diversi ruoli (i dispensing opticians sono classificati altrimenti).

A ulteriore conferma, molti optometristi (anche ottici) praticano con la partita Iva codice Ateco 86.99.09 "Altre attività varie per la salute umana n.c.a.: che prevede "attività del personale paramedico nel campo dell’optometria (…)" (fino a o4/2025 era 86.90.29). 

Le associazioni professionali italiane hanno riassunto i fatti relativi ai due ruoli di ottico e optometrista-e-ottico (si può chiedere a Sopti uno stampato di buona qualità). Il termine optometrista è preferito internazionalmente (WCO) ma anche ottico-optometrista è diffuso nella Ue. Comunque sia, le classificazioni chiariscono un doppio ruolo. In Italia non tutti gli ottici sono optometristi, ogni optometrista in attività è anche ottico.

Ragionevolmente, sono propriamente optometristi in Italia tutti coloro che, dopo la formazione specifica, hanno superato l'esame di qualifica di “optometrista”. I corsi  erano istituiti dalle Regioni (ai sensi della L. 845/1978) e diffusi fino agli anni 1990.

Proprio per l'assenza di specifica regolamentazione, possono dirsi optometristi gli operatori che hanno diverse formazioni in optometria. Tale formazione può essere italiana, Ue o extra-Ue; può essere a livello di laurea o diploma o attestato: la Giurisprudenza non ha differenziato i vari frangenti in cui si è pronunciata. Nemmeno i Carabinieri-Nas hanno differenziato durante i controlli che ci sono noti, durante i quali hanno chiesto specificamente e favorevolmente se nel centro era attivo un optometrista.

In Italia, la formazione attuale è: 

  • Percorsi formativi annuali/biennali liberi (precedentemente fino a 3-4 anni), offerti da istituti (privati o di enti locali) che regolarmente abilitano in ottica (BuonarrotiIBZIrsooKepleroLeonardoSioo, Comune Milano, ecc.). Si svolgono ormai da anni tutti a livello post-maturità e dopo l’abilitazione in ottica. Possono differire per contenuti e (meno) per durata; purtroppo non ebbe fortuna un tentativo (OptoDocet, 1990) di uniformare i diversi curriculum. Un percorso strutturato e con esami/valutazioni, non va confuso con i vari “corsi brevi” di optometria che sono semplici aggiornamenti.
  • Corsi di laurea triennale in ottica e optometria, sedi di FirenzeLecce-SalentoMilanoBicocca, Napoli, Padova, PalermoPerugia, RomaTre, Torino). Poiché gli Atenei sono autonomi, i programmi possono differire anche significativamente, ma ciascuno deve soddisfare i requisiti della classe Scienze e tecnologie fisiche (L30, ex L25) per circa metà piano studi. Se il laureato può attestare abbastanza CFUniversitari dei settori SSD previsti dall’Ordinanza 2021, può accedere all’esame di abilitazione di ottica ospitato presso gli istituti statali (ciascuno deve verificare). 
    • Nella polemica citata all'inizio par di capire che la Federazione dell'Ordine dei Fisici italiana consideri competenza esclusiva (?) dell’iscritto all'Ordine la pratica dell’optometria (circa dal 2025), anche perché ambito non ancora regolamentato. A tale Ordine possono accedere i laureati in ottica e optometria italiani (L30), ma solo a condizioni specifiche (laureati pre 06-2013 attualmente) e previo esame di Stato (possibile dal 2026 ma ancora nessun ateneo ha comunicato l’istituzione). A quanto pare non gli optometristi di altra formazione di pari livello o anche superiore, anche Ue, se non equipollente a L30 (cosa improbabile per le varie differenze). 
    • Come abbiamo visto l’operatività in optometria non è “libera” né “vuota” ma è già consuetudine da molti anni con le qualifiche di optometrista, con i molti operatori praticano l’optometria e forniscono tale servizio, con le classificazioni internazionali e secondo giurisprudenza. Su QuotidianoSalute un giurista (Benci) mise in evidenza che nessuna professione può allargare da sé le proprie competenze su altre professioni. In tal caso anche gli ottici farebbero propria optometria ben più coerentemente. 
    • Nulla esclude che il Fisico possa usare competenze di optometria per svolgere la propria attività, ma senza identificarsi come optometrista (il codice deontologico vieta l’uso di altre denominazioni) e tantomeno considerare esclusive le competenze di optoemtria. La classificazione europea Esco può essere chiarificatrice ed evitare la confusione, infatti differenzia bene gli ambiti: 2267 Optometrists and ophthalmic opticians; 2111 Physicists and Astronomers. 
    • Attendiamo sviluppi della polemica...
  • Vari operatori italiani provengono da formazioni Ue o extraUe (spesso Germania, Spagna, Regno Unito, Lettonia, Norvegia, Stati Uniti, Canada, Australia, ecc.); la maggioranza dei corsi è specifica di optometria, non afferente ad altri ambiti. Tutti gli operatori sono formati e titolati, alcuni anche abilitati nello Stato di riferimento; tutti sono tipicamente abilitati in ottica in Italia.

In genere, la formazione è “per durata e contenuti”: cioè per un certo tempo (almeno superiore al minimo), si lavora su conoscenze + abilità = competenze. Ovvero con sintesi estrema: si sa qualcosa + si sa fare qualcosa o risolvere problemi = si sa come fare qualcosa, quando fare e quando no, come riconoscere gli errori, ecc. La formazione dà la possibilità di acquisire le competenze, ma è l’esame di abilitazione che attesta che la singola persona le ha acquisite e può praticarle. Titolo di studio e abilitazione professionale sono due cose diverse. L’abilitazione è tipicamente esterna alla sede di formazione; talvolta in Italia ci si invaghisce dell’idea del “titolo abilitante” che, invece, per tante professioni e Stati è idea inadeguata se non assurda o pericolosa. Comunque, anche in Italia, prevale la divisione tra formazione e abilitazione professionale (e spesso in mezzo c’è un periodo di tirocinio). 

Syllabus Ecoo per optometria e per ottica, sono un consolidato modello per i contenuti e le abilità che ottici e optometristi dovrebbero avere. Non si tratta di requisiti obbligatori e solo poche scuole/università riescono a dare tutte le competenze indicate; molte ci si avvicinano mentre altre scuole purtroppo persino ignorano contenuti e abilità elencati. I syllabus rappresentano un buon denominatore comune, escludono argomenti non condivisi ma talvolta mancano di argomenti più innovativi. 

Tutti gli ottici abilitati praticano optometria, certo fin dal 1927-28. Dal 1992 insegnamento di optometria è nella legge che regola la loro formazione e dal 2018 optometria è tra le competenze che devono avere. Ovviamente praticano l’optometria in quanto ottici, ovvero con alcuni limiti di legge. Tuttavia, vari limiti di refrazione sono superati “per consuetudine”, proprio a causa della legge fondamentale che non è stata aggiornata ed ha quasi un secolo (e ciò prova che ha pregi oltre ai difetti). 

Tuttavia, un ottico senza ulteriore formazione in optometria non è corretto si definisca optometrista: le classificazioni delle occupazioni distinguono i due ruoli anche in Italia.

Sono optometristi e possono praticare l’optometria in Italia, gli optometristi Ue abilitati in altri paesi Ue, grazie alla libertà di movimento e stabilimento. Ragionevolmente, stante l'assenza di regolamentazione specifica in Italia, dovrebbe valere la regolamentazione del paese in cui sono abilitati, almeno fin dove non si sovrappone a funzioni altrimenti regolate in Italia, come ad esempio l’oculista o l’ottico; per questo motivo, anche questi optometristi si abilitatano in ottica in Italia (anche per riconoscimento), se svolgono attività indipendente.

Non ho ruoli o funzioni che mi permettano “affermazioni”, pertanto queste sono solo informazioni, spero di buona qualità. Questo testo cerca anche di rispondere ai colleghi stanchi della polemica “quando sarà regolamentata l’optometria?” 

L’optometria è attiva, da anni è il lavoro di molti e il servizio per molte persone. L’optometria italiana è ancora giovane e ha qualche complessità, ma quando sarà regolamentata ne avrà sicuramente altre. 


ottimista pessimista optometrista copia bicchiere

(imm. dal social Optometrist community)


©Anto Rossetti