Optometria, soluzione vicina e lontana? 

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Una soluzione per optometria e ottica in Italia mi pare sempre più percepibile, talvolta così vicina da essere ovvia, talvolta si allontana ma non per problemi oggettivi piuttosto per difficoltà di pensare a tale soluzione. 

Sembra un “delirio” ideale ma preferisco sia un ideale concreto. Mi ricorda il pensiero di Arlacchi sull’ONU e sulle guerre (qui) e l’analogia sta in qualcosa che potrebbe esser fatto con sforzo ragionevole ma per qualche motivo non accade, anche se il contesto lo permetterebbe.

Tutta Europa prevede e classifica due figure nell'ambito: ottico (oftalmico) e optometrista. Entrambi fanno le refrazione e forniscono i dispositivi, è un servizio di prima necessità in tutto il mondo. La figura dell’ottico fornitore ("dispensing optician"), quello non abilitato all’esame visivo, è invece classificato in modo diverso.

In Italia, per ottica (oftalmica) ci sono ~58 scuole di ottica statali o private paritarie (secondarie quinquennali) e ~20 scuole private regionali (biennali post-maturità). Dopo il percorso si deve sostenere l’esame di abilitazione per diventare e praticare come “ottico”.

Per optometria ci sono attualmente 9 università con corso di laurea triennale in Ottica e optometria (L30, post maturità, abilitazione di ottico dopo) e circa altrettanti percorsi formativi in istituti privati per optometria (post-maturità e post abilitazione di ottica).

Non va dimenticato che molti operatori in attività in Italia hanno formazione europea o extra-Ue (e almeno l’abilitazione di ottico per lavorare in Italia).

Nel complesso, questo configura un doppio ruolo: ottico e "ottico-anche-optometrista” o optometrista-ottico.

Basterebbe definire un esame di abilitazione per optometristi, con modalità simili a quello attuale per ottico, cui accedono persone con formazione ulteriore e specifica in optometria che possano ricevere un’abilitazione in optometria (oltre a quella di ottico che già hanno o con i due esami in sequenza) e avere alcune competenze in più: quelle già riconosciute dalla Giurisprudenza italiana e comuni in tutta la Ue per gli optometristi. 

Basterebbe un ragionevole decreto che preveda per l’ottico una specializzazione in optometria, senza far nascere una nuova categoria, senza inventare nulla di nuovo, solo dando un riordino a quel che già esiste. 

Sono convinto che non ci sarebbe contrarietà da oftalmologi e ortottisti anche perché sarebbe un riordino “interno” all’ottico che già è regolamentato come operatore sanitario, che è già autonomo e parte del SSN, che ha già autonomia ed esclusiva professionale e può emettere fatture iva-esente per i servizi. La specializzazione in optometria dell'ottico risolverebbe alcuni aspetti critici, ad esempio l’applicazione di lenti a contatto più complesse, che pochi ottici riescono a controllare con la formazione standard (ulteriore formazione in optometria è inevitabile). Oltre a superare il limite anacronistico di miopia e presbiopia di fatto superato da mezzo secolo dalla Giurisprudenza, oltre ad altri aspetti che la Giurisprudenza ha già riconosciuto e differenziato l’attività dell’ottico anche optometrista rispetto alle attività di oculisti e ortottisti.

Aggiungo che vedrei indispensabile un Registro personale per entrambi ottici e optometristi, come per entrambi un obbligo di aggiornamento periodico (com’era l'Ecm) e l’obbligo di un’assicurazione personale RCP.

Ecco, mi pare così logico e fattibile che ancora mi stupisco non si riesca a chiudere questo cerchio.

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©Anto Rossetti